Cavalli: quando la comunicazione diventa corporea - Centro Ippico Montemario
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Cavalli: quando la comunicazione diventa corporea

Cavalli: quando la comunicazione diventa corporea

I cavalli hanno principalmente due forme di comunicazione: vocale e corporea.

 

Sebbene l’uomo condivida la vita con molti animali domestici, spesso molte caratteristiche della loro intelligenza ed etologia restano sconosciute. Un buon esempio in tal senso è il linguaggio dei cavalli. Molto più complesso di quanto si pensi e che dimostra la grande intelligenza di questi equini. Infatti l’intero atteggiamento del cavallo può offrire molte informazioni sul suo stato mentale.

La comunicazione vocale, meno frequente di quella corporea, è utilizzata ogni qualvolta al cavallo serva farsi sentire a lunga distanza: serve alla fattrice per richiamare il suo puledro, la usa lo stallone per segnalare una cavalla in calore o per stabilire la gerarchia sociale quando incontra un altro stallone .
Un’altra forma di comunicazione verbale è lo sbuffo pesante, accompagnato anche da un irrigidimento corporeo che viene utilizzato sia quando il cavallo incontra qualcosa di sospetto o che crea paura, sia quando incontra per la prima volta un altro cavallo.

Per quanto riguarda la comunicazione corporea, questa dipende dalla parte del corpo utilizzata.

La coda del cavallo è un eccellente strumento di comunicazione. Nel caso di movimenti improvvisi, a prescindere da quelli indotti dalle mosche, può indicare nervosismo e irritazione. Mantenerla bassa o addirittura tra le gambe, come fanno i cani, e invece sinonimo di  paura o sottomissione.

La bocca è spesso molto espressiva. La retrazione delle labbra, con il cavallo che mostra denti e gengive, indica una minaccia o che siamo di fronte a un cavallo spaventato. Al contrario, le labbra rilassate e cadenti, indicano pace e serenità.

Un cavallo che accetta e collabora nel lavoro ha i muscoli rilassati e i movimenti ampi, mentre se non e` sereno tende ad irrigidire i muscoli, dalla testa alla coda, accorciando i passi e variando anche il modo di respirare che risulterà più corto ed affannato. Inevitabilmente lavorare un soggetto in queste condizioni è difficile e controproducente, anche perché i cavalli apprendono meglio e più velocemente quando sono attenti e calmi.

Una delle forme più importanti di comunicazione dei cavalli è il movimento delle loro orecchie, con le quali riescono  ad esprimere una serie di stati d’animo. Se sono dritte e puntate in avanti generalmente è attento e curioso. Le orecchie rilassate e rivolte un po’ all’esterno sono il segnale che è tranquillo o sta dormendo. Se invece sono girate all’indietro esprimono disapprovazione.  Sembrerebbe che i cavalli siano in grado di indicare persino punti di interesse, spostando e orientando questa parte del corpo.

I numerosi studi sul linguaggio corporeo dei cavalli hanno radicalmente cambiato il modo delle persone di interagire con i propri equini. Per moltissimo tempo, si è data importanza solo alla loro postura. Oggi invece sappiamo che un cavallo osserva con attenzione lo sguardo degli umani e, di altri animali, controlla il movimento delle orecchie e che se non ha la possibilità di visualizzare occhi e orecchie, non sa decifrare le informazioni comunicate dagli altri simili.

Attualmente si sta sviluppando un vero e proprio vocabolario del linguaggio dei cavalli. Si sta cercando di demolire e ricostruire la complessa struttura comunicativa di questi sorprendenti animali. L’obiettivo è quello di creare un codice che le persone potranno adoperare per “parlare” con i propri cavalli.