La vita nel branco - Centro Ippico Montemario
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La vita nel branco

La vita nel branco

Come il vento nell’erba della prateria, noi eravamo parte di questo posto, e ne saremmo sempre stati parte. Dicono che i Mustang siano lo spirito del West; che quel West sia stato vinto o perso alla fine dovrete deciderlo voi. Ma la storia che vi voglio raccontare è vera. Io ero là… e me lo ricordo. Mi ricordo il sole, e il cielo e il vento che mi chiamava per nome, al tempo in cui i cavalli selvaggi correvano liberi. (Spirit)

 

Il cavallo è un erbivoro quindi la sua sopravvivenza è legata a due fattori principali: la capacità di trovare cibo e la capacità di difendersi dai predatori carnivori. La prima necessità è soddisfatta dall’anatomia stessa del cavallo, che gli consente di effettuare lunghi spostamenti a buona velocità alla ricerca di pascoli ricchi. La seconda necessità invece è soddisfatta dai comportamenti sociali e individuali del cavallo. I grandi predatori, quali il lupo o il leone, tendono a cacciare in gruppo e a puntare soprattutto individui isolati. Da questo si può intuire la ragione per cui il cavallo è un animale gregario, che cerca di stare insieme e vicino ai suoi simili. I cavalli, per poter sopravvivere, hanno sviluppato un istinto gregario, ovvero la capacità di stare in branco e la capacità di comunicare a distanza attraverso… l’energia.

 

L’energia

L’energia è il loro linguaggio. All’interno del branco i cavalli si sentono sicuri, protetti. Se una femmina leader invia al branco il messaggio energetico di “fuga”, vuol dire che ha una buona ragione per farlo. Una femmina che stabilisce la propria leadership ha il rispetto dell’intero branco e a lei viene affidato la responsabilità della sopravvivenza. Questo significa che chiunque entri in relazione con il branco viene “esaminato” energeticamente, innescando con la propria energia una reazione istintiva da parte dei cavalli.
In un branco è possibile individuare una serie di ruoli e individui che dominano su altri. Ciascun branco è solitamente composto da un maschio adulto, lo stallone, e da alcune femmine con i puledri. I maschi restano nel branco della madre fino ai tre anni di eta circa, ma durante il periodo del calore, lo stallone li tiene distanti dalle femmine.
All’interno del branco, inoltre, si stabiliscono dei legami di amicizia e di simpatia tra i vari individui che si manifestano attraverso lo stare sempre vicini, e dal fatto che gli amici si grattano reciprocamente quelle parti difficili da raggiungere. I cavalli tra di loro sfruttano molto il contatto fisico: si sfiorano, si scambiano leggeri tocchi con la testa e non solo. La posizione del collo e della testa servono loro per inviarsi messaggi.

 

La coesione e l’equilibrio

La coesione e l’equilibrio nel branco viene mantenuta anche attraverso l’espulsione dal territorio di individui estranei. La femmina leader e lo stallone sono quei membri del branco che dimostrano di avere la maggiore influenza energetica sugli altri membri del gruppo: sanno far muovere il gruppo a proprio piacimento e questo li rende affidabili in caso di pericolo.
Quasi tutti i cavalli liberi che si trovano oggi sono allevati allo stato brado, non vengono ricoverati in scuderie né nutriti dall’uomo, ma sono lasciati liberi in grandi pascoli. Tali cavalli, pero, sono tutt’altro che naturali in quanto i prelievi di capi eseguiti dagli allevatori, l’abbattimento di capi malati, il controllo e la difesa dai possibili predatori alterano notevolmente le condizioni ambientali e sociali all’interno del branco.
I veri branchi di cavalli selvatici sono oggi assai ridotti; ve ne sono ancora in Australia (dove prendono il nome di brumbies), in Africa meridionale, nel nord dell’India, in Mongolia, in Asia minore, nella regione francese della Camargue, nelle regioni occidentali degli Stati Uniti (dove sono detti mustang).